LETTERATURA E CULTURA POPOLARE

Firenze, Olschki, 1983 - collana "Biblioteca di Lares "
ISBN: 88 222 3184 0 - pp. 212

Disponibile presso l'Editore: Olschki: www.olschki.it
Viuzzo del Pozzetto, 8 - 50126 Firenze - Tel. 055.65.30.684 - Fax 055.65.30.214

Letteratura e cultura popolare, di Antonio Piromalli

 

 

INDICE

p. 5 - PREFAZIONE

p 9 - I. Letteratura dialettale e letteratura nazionale

p. 23 - II. La critica accademica e la società di massa

p. 37 - III. « Calabresità » e cultura popolare
p. 37 - Il « romanticismo naturale » calabrese di De Sanctis e la sua genesi letteraria
p. 41 - Pascolismo in Calabria equivalente a mondo degli affetti domestici. Etica del classicismo in Vincenzo Gerace
p. 43 - « Calabresità » come estetismo
p. 46 - La cultura popolare
p. 49 - Rapporto tra letteratura e cultura popolare

p. 53 - IV. Pietro Rossi poeta e contadino
p. 53 - Lo Stato pontificio, la Restaurazione, l'età postunitaria
p. 55 - Le rime sacre
p. 57 - Pietro Rossi e la tradizione letteraria
p. 59 - Il Ceccone
p. 63 - Ceccone contadino

p. 71 - V. Collodi, la libertà, il sistema

p. 83 - VI. Motivi di narrativa popolare nel ciclo dei « Pirati della Malesia»

p. 97 - VII. Giuseppe Garibaldi scrittore popolare

p. 117 - VIII. Vincenzo Ammirà
p. 117 - La Ceceide e la società del suo tempo
p. 127 - Beffa, naturalità e compensazione erotica. La tradizione della «faragula »
p. 129 - Beffa e naturalità in Ngagghia
p. 132 - Eros come grazia e compensazione nella Rivigliade

p. 135 - IX. Il « ritorno a San Mauro » di Giovanni Pascoli

p. 147 - X. Cultura classica, rurale e popolare di Alfredo Panzini

p. 163 - XI. Pasquale Creazzo
p. 163 - Naturalismo e società
p. 170 - Creazzo e Antonio Martino
p. 173 - Il poeta del comunismo rivoluzionario

p. 177 - XII. Discronie culturali in Francesco Perri e Fortunato Seminara

p. 191 - XIII. La cultura popolare ne « Il previtocciolo » di Luca Asprea
p. 191 - Biologia e cultura dell'ambiente
p. 195 - Mafia, sesso
p. 198 - Magia, religione
p. 200 - Letteratura, dialetto e lingua

p. 205 - Indice dei nomi

 

Si riportano:

- a lato, l'indice degli argomenti

- sotto, la prefazione dell'autore

 

PREFAZIONE

 

Secolari interessi comuni, resi omogenei dalla remota unificazione politica, hanno consentito in altre nazioni che gli scrittori vivessero come propri i sentimenti e gli interessi della maggioranza della popolazione, li elaborassero e dalla matrice comune disegnassero le trame anche fantastiche delle loro opere. In ogni modo esisteva un substrato popolare che gli scrittori avvertivano come loro e che interpretavano in termini artistici. In Italia gli scrittori hanno attinto assai scarsamente dai temi popolari, il loro nutrimento è stato umanistico nel significato di libresco e nel carattere di legame con una tradizione di casta. La cultura subalterna non è mai riuscita a rompere la tradizione di casta degli scrittori la quale aveva le sue radici nella struttura della società.

L'egemonia direttivo-organizzativa delle classi dominanti ha impedito che si sviluppassero gruppi sociali esprimenti una autonoma attività culturale. Su una struttura culturale conservatrice o reazionaria si agitano i sogni degli artisti e i desideri del popolo. Nelle corti rinascimentali i letterati, gli scrittori, gli artisti sono stati assorbiti dalle strutture organizzative cortigiane per mezzo del mecenatismo: la loro cultura finì con l'essere aulica per necessità della politica culturale dominante o per mancanza di rinnovamento di vita. L'amore per l'antichità è stato spesso un mezzo strumentale della corte, dell'aristocrazia, della borghesia cortigiana: si offrivano modelli del passato sui quali si poteva esercitare l'abilità estetica al di là dell'impegno scientifico e del presente.

Con tali presupposti e tali gusti la visione di casta o di classe condizionava atteggiamenti di superiorità morale nei confronti del popolo, del dialetto, della letteratura popolare che veniva impreziosita come polline della letteratura colta e ricondotta illegittimamente a remoti antecedenti dotti presenti nel genere letterario di appartenenza.

Gli scrittori popolari da noi qui trattati hanno avuto una visione storicamente organica della realtà, che hanno tradotto in arte letteraria, con consapevole razionalità; essi non hanno nulla in comune con gli esemplari in cui il dialetto o l'aura popolare sono stati enfatizzati, in anni a noi vicini, nel revival dell'estinto collegato con fili non del tutto invisibili alla desistenza, al distacco dal presente, alla cattiva coscienza della fuga. Cultura popolare è quella delle classi oppresse.   (continua) >

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