Una collaborazione
franca e affettuosa

 

di Luigi Pellegrini
Letteratura & Società, n.17-18 / 2004

 

 

 

Catanzaro, fine anni ’50.
In un Convegno sulle cultura calabrese, organizzato da quel ‘Circolo Unione’, a cui fui invitato a partecipare, conobbi Antonio Piromalli, che – in quella occasione – tenne una dotta conferenza sulla cultura in Calabria. Ero sulla breccia nel campo dell’editoria da circa dieci anni, ma già Piromalli, (che personalmente non ancora conoscevo) attraverso la sua rubrica Lettere vanitose* del «Gazzettino del Jonio», il battagliero giornale diretto da quell’inquieto, libero e arguto collega che fu Titta Foti, s’interessava delle mie iniziative culturali e delle novità librarie della mia casa editrice.

Fu l’occasione propiziatrice, quella avvenuta a Catanzaro, per avviare con lui una felice collaborazione, che si sarebbe, poi, fraternamente intensificata, con l’avvio di progetti culturali innovativi, molti dei quali favorevolmente portati a termine, anno dopo anno, e fino alla fine dei Suoi giorni terreni.
Con lui nacque non solo una collaborazione franca e affettuosa ma, nel contempo, anche una reciproca amicizia, altrettanto cordiale e disinteressata.
Nel tempo, un’esperienza culturale senza alcun dubbio significativa.

Nominato consulente letterario, diresse sin dagli anni Sessanta alcune collane della mia casa editrice, tra cui mi piace ricordare quella su gli “Studi di letteratura calabrese”, nata dalla necessità di aggiornamento della cultura regionale per porla in rapporto con la cultura nazionale.
Nella collana sono stati ospitati studi di autori noti, ma anche di altri poco noti, ma di certo di non poco spessore culturale: Vito G. Galati, Pasquino Crupi, Pasquale Tuscano, Antonio Verzera, Pietro De Seta, Alfredo Sisca, Luigi De Franco, Antonio Testa, Marcello Turchi ecc.

Nel contempo, da me sollecitata, nel 1965 Piromalli firma, per le stesse mie edizioni, la prima storia organica della letteratura calabrese. La pubblicazione, che viene così a colmare una delle lacune degli studi sulla cultura calabrese, entra nelle librerie nazionali, ed è un successo.
Negli anni a venire, Piromalli assume la direzione, proposta da mio figlio Walter (da poco subentrato nella direzione della Casa Editrice) della rivista «Letteratura & Società».
Impetuoso e leale, qual era, sapeva ascoltare tutti, anche chi non era dalla sua parte, conciliava il suo lavoro con le varie manifestazioni, quali erano le presentazioni delle novità librarie, i dibattiti, le tavole rotonde, i seminari, che animava sempre con la sua poderosa intelligenza.

Un Maestro, che sapeva ascoltare, dare indicazioni, promuovere sempre cultura. In lui, c’è stato qualcosa che è valso a darmi la forza di andare avanti. Ora è un anno che egli non c’è più. E la sua dipartita ha lasciato nella nostra cultura un gran vuoto.
Ma resta, in noi, il suo insegnamento, la sua spiccata signorilità; resta in noi il ricordo di un amico vero, autentico, la cui personalità forte e sempre coerente difficilmente potrà essere cancellata.

Ma a noi piace essere dei ‘kalkenteroi’ [scrisse Piromalli nelle Lettere vanitose], lavoratori dalle viscere di bronzo e piacciono questi lavoratori e non i giornalisti, i cronisti, i ripetitori. Ci piacciono le persone preparate, i tecnocrati della letteratura, gli scienziati dello stile e della poetica, della lingua e della filologia. Per questo motivo nei giorni scorsi abbiamo mandato un invito (e altri manderemo) a studiosi calabresi e non calabresi per la pubblicazione di una collana di monografie su poeti e scrittori calabresi. In questi studi dovranno essere ripresi i temi critici degli studiosi del metodo storico e della critica idealistica per portare avanti i problemi in armonia con i progressi della storiografia letteraria nazionale; saranno banditi l’esaltazione apologetica, localistica, la retorica, il moralismo, il giornalismo, il personalismo, la polemica non legata al problema, il regionalismo che si contrapponga alla cultura nazionale, a quella europea. L’impostazione sarà critica e scientifica, legata alla letteratura e alle sue forme, soprattutto alla poesia, alla linguistica, i lavori metteranno in luce gli apporti di idee, le innovazioni tecniche, la cultura dell’autore studiato. […] Già abbiamo affidato il Galeazzo di Tarsia a un critico come Andrea Ciotti, il Padula a uno studioso di forte struttura come Vincenzo Paladino e altri autori saranno trattati da critici i quali uniscano la competenza e la congenialità con i problemi pertinenti. La collana sarà edita da un onesto e intelligente editore, Luigi Pellegrini, il quale comincia ad essere attaccato dai non citati nella nostra Letteratura Calabrese, dal sottobosco della poesia e della critica, dai neopatiti del bel verso, dai protestanti di sinistra i quali (chi sa poi perché!) non attaccanno l’autore ma l’editore! Forse perché noi porteremo a compimento il lavoro nonostante le lamentazioni e le recriminazioni, lieti unicamente di vedere spuntare dei lavori seri alla cui collaborazione invitiamo coloro i quali amino studiare con profondità e con impegno. Poiché, pertanto, l’impostazione di tali lavori non sarà retorica né sentimentale bandiamo la letteratura estetizzante, la vecchia letteratura per intenderci, tenendoci stretti al concetto della letteratura come impegno umano e storico, al concetto di De Sanctis, di Croce, della nuova storiografia aperta all’impegno della ricerca di poetica e di stilistica.

 

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