L'opera di docente, dirigente,
formatore, innovatore della Scuola

Docente nei licei, e ben presto nelle università - a Bologna, Urbino, Salerno e Cassino - professore ordinario e poi emerito, Piromalli ha insegnato con passione e rigore intellettuale per cinquantacinque anni: dal 1942 al 1997.
Sotto, alcuni brani della testimonianza dell'illustre collega universitario Prof. Antonio Fusco:

Piromalli a Cassino
di Antonio Fusco, Letteratura & Società,
nº 17-18, 2004, p. 159

Per la “Cultura” Antonio Piromalli resta un punto di riferimento e, tra i suoi meriti essenziali, va segnalata la capacità con cui sapeva conquistare il pubblico e dare alle sue lezioni quell’atmosfera di “partecipazione” che è essenziale elemento di “comunicazione” e di “insegnamento".

Preside nei licei, provveditore, ispettore centrale del Ministero della Pubblica Istruzione, Antonio Piromalli è stato profondo conoscitore della scuola, anzi di tutte le scuole, del nostro Paese: per aver visitato istituti in ogni luogo d’Italia; per avere esaminato migliaia di candidati docenti e presidi; ma specialmente per l’opera di innovazione dei metodi didattici, svolta, da ispettore, attraverso l’ufficio “A.I.M. - Aggiornamento Insegnanti e Metodi” costituito presso il Ministero della Pubblica Istruzione.
Insieme con un piccolo gruppo di valenti collaboratori Antonio Piromalli, nel corso degli anni settanta, ha promosso il rinnovamento della scuola media superiore ideando ed attuando un gran numero di corsi di aggiornamento e seminari per docenti e per presidi, impostati su innovativi criteri di interdisciplinarità.


Antonio Piromalli tra Roberto Ferrauto ed Ersilia Oricchio - Foligno 1974

[ Nella foto: Seminario di aggiornamento presso il Laboratorio Centrale di Foligno, 1974 - Antonio Piromalli è tra Roberto Ferrauto, preside, ed Ersilia Oricchio, funzionaria dell'ufficio ministeriale AIM. In seconda fila, a sinistra, l'ispettrice Vera Lombardi.]


Il seguente brano di Antonio Piromalli, che ricorda l'opera interdisciplinare sperimentata per il tentativo di "svecchiamento didattico" dei programmi ministeriali, è tratto dal più ampio articolo intitolato La mia sociologia della letteratura e pubblicato sulla rivista "PROBLEMI" n. 106 (settembre - dicembre 1996):

Per chi aveva desiderio profondo morale di partecipare al rinnovamento della società la protesta giovanile del Sessantotto non poteva non suscitare grandi speranze di assistere al mutamento della società cristallizzata e inerte e delle sovrastrutture che direttamente o indirettamente ne riflettevano la putrefazione: scuola sclerotizzata e narcotizzata, università governata da baroni che occupavano posti di comando e non producevano alcuna attività sociale.

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Sul tentativo di portare nella scuola la conoscenza e la tutela delle culture minoritarie, dal volume Inchiesta attuale sulle minoranze etniche e linguistiche in Calabria, di Antonio Piromalli, 1981:

"Nella scuola media superiore l'eco dei corsi dell'AIM sulle minoranze, su scuola e dialetto, cultura nazionale e culture regionali e locali è stata profonda e si sono avute ricerche, sperimentazioni, lavori di gruppo nonché progetti di sessioni su etnie e linguaggi alpini.

L'eco si è avuta anche nelle tematiche di concorsi e di progetti di programmi scolastici ministeriali: a condizione che restasse, però, congelata nelle enunciazioni ufficiali, che restasse "tema" e non espressione di una realtà vivente.

Infatti la ottusità culturale di due ministri, di qualche sottosegretaria, nonché il servilismo di qualche alto burocrate, la rozza faziosità di politici di maggioranza e l'insensibilità di qualche dirigente politico di sinistra hanno consentito e aiutato l'abolizione dell'ufficio AIM e dei corsi di aggiornamento del Ministero della P.I.: perché il dibattito dei docenti era collegato con la riforma delle strutture della scuola media superiore e la riforma della scuola era ipotizzata in connessione con le opportune e convenienti riforme della società.

Oggi si ha una scuola allo sbando; caotica, priva di motivi ideali e con mezzo milione di docenti da aggiornare. Ma nulla di ciò che è umano ed ha rapporto con la realtà può morire, e i problemi delle minoranze, dei dialetti, delle culture locali sono entrati più largamente nella coscienza nazionale quanto più contro di essi si è venuta esercitando l'azione delle maggioranze fautrici dei valori di consumo e quanto quanto più la difesa di quei problemi è divenuta la difesa dai mass-media, dagli slogan, dalla omogeneizzazione di mercati e di culture".

(leggi il brano completo)>

 

Da questa nuova "cattedra" riusciva a coinvolgere per la prima volta, in qualità di “formatori” dei docenti, personaggi tra i più significativi della cultura italiana: come Mario Sansone, Giuseppe Petronio, Giuliano Manacorda, Giorgio Bàrberi Squarotti, Alberto Asor Rosa, Ettore Mazzali, Bruno Maier, Pier Paolo Pasolini, Ruggero Jacobbi e molti altri.
Sono presentate di seguito alcune testimonianze di questa attività, iniziando da quella del preside prof. Luciano Messina, compartecipe e collaboratore in quella sperimentazione:

Un pioniere dell'aggiornamento culturale
di Luciano Messina, Studi in onore di Antonio Piromalli,
E.S.I., Napoli 1993

[...] Una singolare «cattedra» si rivelò per Piromalli l'incarico, meglio, la funzione di ispettore centrale del Ministero della Pubblica Istruzione.
.. Ho avuto la ventura di conoscere negli anni sessanta e di apprezzare per molto tempo la preziosa e generosa attività di promozione culturale e didattica da lui svolta, nell'esercizio della sua alta funzione ispettiva, in favore della scuola italiana e segnatamente dei presidi e dei docenti della media superiore, sui quali seppe rovesciare, sia pure attraverso la modesta struttura di un piccolo, troppo piccolo ufficio ministeriale - l'A.I.M. -, fasci di luce e fremiti di volo e di nuovo, senza i quali la scuola nostrana sarebbe fatalmente rimasta a lungo in letargo e, inseguendo farfalle e fantasmi sotto l'Arco di Tito, avrebbe continuato a imbottire soltanto cervelli, in attesa della tanto sospirata riforma.[...]
E’ un buco, che sa di «topaia» per il suo scarso e quasi squallido arredo, ma nei pochi metri quadrati ..
(continua)


Un "angolo di nostalgia e di gratitudine": è la seguente testimonianza scritta nel 1993 da una "ex corsista, divenuta amica", la compianta Lorenza M. Meletti.

Come un lascito oscuro e delicato…
di Lorenza M. Meletti, Studi in onore di Antonio Piromalli,
E.S.I., Napoli 1993

Il Sessantotto, non ancora ridotto a memoria, né forse a nostalgia, ci era appena alle spalle: un lascito di fermenti e di dolore, di esaltazione e d'inquietudine. Proprio in quell'anno si era ufficialmente avviato il mio cammino d'insegnante. Dico «cammino» perché nella parola «carriera» sento un quid di spocchioso, o almeno di sproporzionato, e perfino di beffardo; e dico «ufficialmente» perché (ci si ricorda mai di quanto fosse disertato allora questo difficile mestiere?) il caso, la curiosità, talvolta perfino il bisogno avevano «messo in cattedra» molti laureandi e anche semplici studenti - e fu il mio caso - per i quali l'acquisizione del cosiddetto titolo pareva destinata a poco mutare, quanto a prospettive d'una routine decorosa e grigia.
Ma ci fu il Sessantotto, dicevo.
Fossi stata anche di un solo anno più giovane l'avrei «fatto» anch'io
. (continua)


Si riporta uno stralcio della testimonianza del Prof. Pietro Tripodi, già Direttore dei Laboratori Centrali di Foligno, assiduo protagonista nell'attività di aggiornamento metodologico della scuola superiore italiana.

Aggiornamento e metodologie
di Pietro Tripodi, Studi in onore di Antonio Piromalli,
E.S.I., Napoli 1993

[…] L'attività di aggiornamento portata avanti dalla Direzione generale classica non ha interessato soltanto le discipline scientifiche, ma anche quelle storico-letterarie; si completa così l'aggiornamento culturale e metodologico di tutta la scuola.
Questa attività è stata pensata, programmata ed attuata dall'Ispettore centrale del Ministero della P.I., prof. Antonio Piromalli, il quale ha alle sue spalle un prestigioso cursus honorum di saggista, critico letterario, studioso ed esperto di letterature regionali, libero docente incaricato di lingua e letteratura italiana e più tardi ordinario.. Egli organizzò tutte le sessioni di lavoro con intelligenza e competenza tali da ottenere non solo il pieno assenso del mondo accademico e universitario, ma anche la collaborazione dei docenti universitari quali relatori nelle varie sessioni di lavoro.
Fu un lavoro lungo e, all'inizio, duro, perché si trattava di aprire la scuola a nuove tematiche
(continua)


Un breve passo tratto dalla relazione tenuta da Giuseppe Faraco (1937 - 1998), papàs di rito ortodosso, illustre rappresentante delle comunità albanesi di Calabria, in occasione di una sessione di lavoro per insegnanti di scuole medie superiori, avente come oggetto il problema delle minoranze in Italia, da:

Gli Albanesi d'Italia
di Giuseppe Faraco, relazione pubblicata
a cura di Ulderico Bernardi in
Le mille culture
Coines, Roma, 1976, pp. 194 - 211

" […] La riconoscenza degli Italo - Albanesi va in tal caso, innanzi tutto, al professor Antonio Piromalli, ispettore nazionale alla Pubblica Istruzione. Egli infatti, a livello nazionale, ha posto il problema nei corsi di aggiornamento per insegnanti, organizzando due sessioni di lavoro, rispettivamente la prima a Roccella Jonica sul tema Cultura delle comunità greca e albanese in Calabria, dal 21 al 30 aprile 1975; l'altra a Lecce dal 20 al 25 ottobre 1975 sul tema Dialetto e scuola ".

Lo vedo ancora quando dalla cattedra, alzandosi in piedi, univa alle parole una gestualità che, ben lontana dalla teatralità, riusciva a sottolineare con estrema efficacia i punti essenziali della “lezione”. Ricordo in particolare una rievocazione di Grazia Deledda in cui pareva quasi di vivere, in prima persona, l’atmosfera del Nuorese nelle sue sfumature cromatiche, nei suoi tramonti e nel suo fascino non privo di mistero e di sortilegio..

Ma Piromalli non era un romantico nel senso deteriore del termine. E quindi accanto ai toni folkloristici e paesaggistici egli era capace di una analisi estetica e psicologica esatta, puntuale e, ai limiti, puntigliosa nei suoi termini per cui, alla fine, l’uditorio veniva coinvolto in un pathos che univa in mirabile sintesi la logica e l’emotività. E, alla fine della lezione, egli era, nello stesso tempo, stanco e soddisfatto e nei suoi occhi si leggeva tutta la profonda passione che lo legava all’Arte in genere e alla Letteratura, in particolare; Letteratura intesa come viva e potente creazione artistica.

Altra sua caratteristica essenziale, che conferma la complessità e la completezza del suo insegnamento, è la capacità che aveva di legare il fatto letterario o storico all’attualità.

Piromalli non cercava la chiave oleografica, né si limitava ad essere un laudator temporis acti. Al contrario, cercava i nessi tra passato e presente e, giustamente, metteva in evidenza gli aspetti validi, universalmente, dell’opera letteraria. Suo grande merito resta anche il fatto che egli sapeva trovare questi “valori” non solo in giganti come Dante, ma anche in autori cosiddetti minori come Alba Florio, Luca Pignato, Albino Pierro e tanti altri.

Antonio Piromalli infatti non solo ha rivalutato molti autori, ma ha anche, letteralmente, fatto conoscere agli italiani, scrittori che, senza di lui sarebbero rimasti sconosciuti anche ad una parte degli addetti ai lavori, compreso il sottoscritto che deve al collega il piacere di aver potuto conoscere e apprezzare opere che, diversamente, non avrebbe conosciuto.
E, infine, ulteriore suo merito è l’aver esaminato ed evidenziato per ogni autore i risvolti sociali del discorso letterario e aver proiettato nel presente situazioni, credenze, costumi che arricchiscono non solo la conoscenza del passato, ma si inseriscono come elementi vivificanti in quel difficile e plurivalente fine ultimo del “sapere” che è quello di comprendere il presente senza dimenticare il passato.

A questo punto il discorso potrebbe anche terminare ma, quando si pensa ad un amico scomparso, i ricordi vengono alla mente come un torrente in piena e non è possibile concludere senza un accenno ad un altro aspetto, poco frequente nel mondo accademico, della personalità di Piromalli: la sua modestia.
Antonio non ha mai cercato di imporre le sue idee; non riteneva valido il discorso ex-cathedra; egli cercava soltanto il dialogo; dialogo con gli studenti, dialogo con i colleghi al fine di arricchire la sua esposizione con gli argomenti che dal dialogo stesso emergevano.

E in tale ottica si capisce perché, su sua iniziativa, sono convenuti a Cassino studiosi e specialisti di valore indiscusso in cui Piromalli cercava non tanto la abusata “chiara fama”, ma soprattutto la possibilità di offrire agli allievi contributi culturali che, personalmente, credeva (forse a torto) di non potere approfondire. In questo senso e su tale linea egli è stato anticipatore di quel respiro europeo e, in senso più lato, mondiale che oggi, in condizioni geo-politiche diverse, è una consuetudine che si concretizza nei vari programmi Erasmus e iniziative di tal genere. Sempre in tale prospettiva si pongono i vari convegni da lui promossi e, in particolare, il convegno su “Positivismo e Verismo”.

In proposito mi viene alla mente un piccolo aneddoto che, come tutti gli aneddoti, ha un significato personale e particolare. Alla fine del convegno mentre io mi congratulavo con lui per la perfetta riuscita della “manifestazione”, egli mi rispose semplicemente: «Non devi congratularti con me, ma con i ragazzi che mi hanno, in ogni momento, sorretto con il loro appoggio e con il loro entusiasmo giovanile. Io sono stato soltanto l’interprete dei loro desideri».

[...] E qui siamo giunti ormai alla conclusione. Ma nessuna conclusione si può chiudere soltanto con considerazioni che riguardano il passato, sia pure come entusiasmante ricordo.
In questo senso basta ricordare la Prolusione per l’apertura dell’anno accademico in cui fu conferita la laurea honoris causa a G. Bonaviri; Antonio Piromalli, in quell’occasione, superò se stesso, avvolto nella toga universitaria in una “figurazione” che mi ricordò Quinto Florenzio Ortalo, chiuse la lezione inaugurale con un ondeggiamento, privo di qualsiasi retorica, della propria toga, dovuto alla commozione profonda che lo dominava in quel momento, contestualmente semplice e solenne.


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